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Meditazioni

domenica, 20 settembre, 2009 | visite: 4118

 

Chiamiamo "meditazioni", per semplicità, le tecniche che conducono alla meditazione. Come ho spiegato prima, la meditazione non è una cosa che si fa, ma che accade. Che cosa si prova quando si è in meditazione? Come riconoscere quando si è in uno stato meditativo? Ci sono alcuni parametri, che secondo me sono fondamentali per poter riconoscere questa condizione: prima di tutto, la consapevolezza e lo stato meditativo coincidono. Tuttavia mi sento di dire che la meditazione aiuta la consapevolezza a crescere. E’ come dire che, quando lavoro, guadagno dei soldi e questi soldi aiutano a far crescere il mio conto in banca. Allo stesso modo, lavorando su noi stessi, praticando tecniche di meditazione, raggiungiamo uno stato meditativo e questo, aiuta a far crescere la nostra consapevolezza. Quindi le tecniche sono uno strumento, un mezzo, una via. Posso prendere il treno se ho bisogno di spostarmi da A a B, ma una volta arrivato a B, non ho più bisogno del treno. Spesso ci si attacca troppo alle tecniche. La meditazione è una medicina per l’anima e come tutte le medicine, va presa quando ce n’è bisogno. Quando una tecnica ha dato i suoi frutti, abbandonala. Premetto che non amo le tecniche statiche tipo stare seduti in silenzio in posizioni scomode o tecniche tipo lo Yoga. yoga folle!!!

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Preghiere

lunedì, 21 settembre, 2009 | visite: 1651

Le preghiere, al contrario delle tecniche di meditazione, le conosciamo tutti. Secondo me, le preghiere non sono da sottovalutare, come infatti succede quando si "scappa" dalla chiesa! Il motivo per cui si scappa dalla chiesa e quindi si sottovalutano le preghiere, è da ricercare nei tanti stereotipi educativi inculcati dalla società in cui viviamo e tra l’altro, è dovuto alla difficile interpretazione delle preghiere stesse, che molto spesso appaiono con contenuti assurdi e apparentemente ridicoli. Se non si capisce il contenuto di una preghiera, è meglio non recitarla. Anche se qualcuno giustamente sostiene che le parole sono vibrazioni e basta pronunciarle anche se non se ne conoscono i significati, ritengo invece che l’energia che noi mettiamo quando  siamo consapevoli di cosa stiamo dicendo, è senza dubbio molto più potente!osho200

Il Padre Nostro, ad esempio, una preghiera molto diffusa che viene ripetuta a "macchinetta" nelle chiese, sono convinto che pochissime persone ne hanno colto la fragranza e il vero messaggio. Il Padre è la nostra energia creatrice che è nei cieli, ma non è in cielo, come lascia intendere alla lettera la preghiera. Per "cieli" si intende una dimensione che include le 3 dimensioni in cui viviamo e di cui la materia è composta, ma si trova anche oltre, al di là! Per questo si dice che Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo. Il Padre è l’Energia che permette agli elettroni e protoni di unirsi e creare l’atomo, la materia, gli esseri viventi. Detta in maniera semplicistica, la stessa energia è anche dentro di noi. Quando diciamo: Padre nostro che sei nei cieli, guardiamo in cielo come se volessimo cercare di vederlo. Invece dobbiamo guardare dentro di noi, nel nostro cielo, rappresentato dal nostro cuore. Continuando la preghiera, troviamo: sia fatta la tua volontà come è in cielo, così in terra. Significa che ciò che vive nel nostro cuore, nel nostro cielo, i sentimenti più nobili, il cammino di vita che abbiamo scelto prima di incarnarci, venga realizzato in terra, cioè, che venga riconosciuto dalla nostra mente e poi messo in pratica. In altre parole, stiamo chiedendo di aiutarci a divenire consapevoli di quello che è il nostro cammino.

Così, recitando una preghiera con questa consapevolezza, stiamo veramente focalizzando le nostre intenzioni in una direzione ben precisa.

La prima preghiera che vi propongo, Acafisto, oltre a essere ricca di bellissimi suoni vocali e vibrazioni, è anche molto semplice da capire. E’ stata creata dal vescovo ortodosso Metropolita Trifone, (Boris Turkestanov), nato il 29 novembre 1861 a Mosca. Figlio del principe Turkestanov e della principessa Naryshkin. Ha scritto questa preghiera poco prima della sua morte, nel 1934, ringraziando Dio per tutto!trifon_turkestanov

Acafisto – Gloria a Dio per tutto

venerdì, 25 settembre, 2009 | visite: 7742

 

 

                                                           Gloria a Dio per tutto creation

Kondac 1

Eterno Re dei secoli, che tieni nelle Tue mani tutti i sentieri della vita umana grazie alla forza della Tua provvidenza.

Rendiamo grazie a Te per tutte le opere Tue note e nascoste, per la vita terrena e per la gioia celeste del regno Tuo futuro. Rendi noi che ti cantiamo da ora, partecipi alla tua benevolenza.

Gloria a Te, Signore, nei secoli.

 god's light 

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Preghiera dei decani da Optina

sabato, 13 marzo, 2010 | visite: 4254

Signore, fammi accogliere con animo sereno tutto ciò che porterà con se questo giorno in divenire.

Lascia che mi conceda alla tua santa volontà completamente. Ad ogni ora di questo giorno, guidami e supportami in tutto.

Qualunque notizia io riceva nel corso del giorno, insegnami ad accettarla con l’animo calmo e ferma convinzione poiché tutto è secondo la Tua santa volontà.

In tutte le mie parole e le mie azioni, guida i miei pensieri e le mie emozioni.

In tutti gli imprevisti non permettermi di dimenticare che tutto discende da Te.

Insegnami a comportarmi in modo sincero e saggio con ogni membro della mia famiglia, non imbarazzando, ne offendendo nessuno.

Signore, dammi la forza di sostenere la fatica di questo giorno e tutti gli avvenimenti nel suo corso.

Guida la mia volontà ed insegnami a pregare, sperare, sopportare, perdonare e amare. AmenPreghiera dei decani da Optina

Tecniche di meditazione dinamiche

lunedì, 15 marzo, 2010 | visite: 2708

Il corpo e la mente sono i due piatti opposti della stessa bilancia. I pensieri e le emozioni si somatizzano nel corpo. La mente, che non è il cervello, è un contenitore astratto nel quale vengono depositati tutti i nostri credo, i concetti, i condizionamenti, la cultura, i titoli di studio e tutto quello che proviene dai 5 sensi. Queste cose non hanno nulla a che fare con il nostro essere. Tutto questo è utile alla nostra sopravvivenza, tuttavia può essere la causa dei nostri mali, soprattutto quando si segue una linea di condotta che non è in sintonia con ciò che è sempre esistito dentro di noi. Quando non conosciamo cosa c’è dentro di noi, tendiamo naturalmente a crearci una identità, accumulando questo e quello per poi identificarci totalmente e poter dire: Io sono così, così e così… faccio questo, questo e quello…  Col passare degli anni, la nostra identificazione si rafforza e, pur di mantenere la posizione raggiunta, spesso entriamo in conflitto con diversi aspetti di noi stessi, creando delle vere e proprie somatizzazioni sul corpo facendolo infine ammalare.personalit? Per chi non avesse già letto gli altri post sotto la voce: il corpo, raccomando di leggere prima quella parte, per una migliore comprensione di questo argomento. Il corpo, grande magia del creatore, ragiona sempre in termini di sopravvivenza.

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Dinamica

venerdì, 26 marzo, 2010 | visite: 3038

Ovviamente, non essendo io il creatore di questa tecnica, non farò altro che riportare quanto è possibile trovare in qualunque libro o sito dove si parla delle meditazioni di Osho. Nel sito www.osho.com, oltre a trovare brevi filmati che illustrano come eseguire questa meditazione e le più conosciute create da Osho, è possibile trovare anche  tante curiosità interessanti per cui vale la pena visitarlo. Prima di tutto è bene specificare che, per poter eseguire questa tecnica, è necessario essere in possesso della musica adatta, sia perché è prevista una durata di un ora divisa in 5 stadi e sia perché ogni stadio ha un percorso ben preciso, scandito dalla musica. Si esegue al mattino appena alzati, a digiuno, possibilmente intorno alle 7.00. Perché al mattino e a digiuno? Solitamente la mattina siamo un po’ refrattari a cominciare la giornata e la nostra energia è molta bassa, ragion per cui, molti di noi ha l’abitudine di prendere un caffè. Nella medicina cinese, il mattino rientra nella porzione della giornata corrispondente al fegato e anche iniziare la giornata, un attività, muovere i muscoli, sono attribuiti al fegato. Quindi, per certi versi è come andare controcorrente! E’ necessario una grande spinta iniziale, per questo suggerisco di farlo in gruppo, così uno trascina l’altro. Il motivo per cui si fa a digiuno, invece, è semplicemente dovuto al fatto che si potrebbero avere problemi digestivi. Superate le prime difficoltà nel primo stadio, una volta scaldati, si arriva con fatica alla fine dell’ora, ma i risultati che ne conseguono non hanno prezzo!

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Kundalini

martedì, 30 marzo, 2010 | visite: 2731

Questa tecnica si svolge intorno alle 18.00 – 19.00 quando si sta chiudendo una giornata di attività meditativa o dopo il lavoro. E’ molto bella, divertente, non tanto faticosa quanto la dinamica ma efficace. Anche qui necessita l’uso della musica. Quattro stadi di 15 minuti ciascuno. Eseguire questa tecnica al meglio significa semplicemente danzare, seguire la musica come in discoteca, lasciandosi trasportare totalmente. Io la trovo molto efficace soprattutto quando l’impianto hi-fi è di ottima qualità e il volume abbastanza alto da farti vibrare la pancia e mettere in moto l’adrenalina!

Primo stadio – In piedi, occhi chiusi, ascolta la musica che inizia con un ritmato crescendo. Non iniziare a muoverti senza prima aver sentito di farlo. Lascia che la musica ti prenda. Se sei bloccato, assecondala leggermente iniziando a muovere le ginocchia, poi pian piano tutto il corpo inizierà a scuotersi. Lascia le braccia rilassate e permettine lo scuotimento. Tieni il bacino rilassato e scuotilo insieme al movimento delle gambe. Diventa uno scuotimento totale, abbandonati e non aver paura di urtare qualcuno: tutto è energia! Se qualcuno ti urta, non essere negativo ma trasformane l’energia. Un colpo di gong segna la fine del primo stadio.

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Tecniche di meditazione statiche

domenica, 27 giugno, 2010 | visite: 6195

Eppure, pensandoci bene, la differenza tra le tecniche di meditazioni statiche e il semplice stare senza far niente di particolare, sta solamente nell’essere consapevoli.0_2b785_584b19f2_XL Ma se vogliamo, possiamo applicare lo stesso ragionamento anche alle meditazioni dinamiche. Come infatti ho citato prima, nella parte introduttiva alle meditazioni dinamiche,  il semplice atto di lavare i piatti può essere una tecnica di meditazione, oppure una cosa da fare fine a se stessa. Può essere una tecnica di meditazione, se si lavano i piatti essendo consapevoli di ogni movimento, sentire il suono dell’acqua che scorre, percepire la sensazione di questo flusso sulle mani e gioire di queste sensazioni, oppure resta una delle tante semplici attività quotidiane, se si ha  come obiettivo solo quello di pulire i piatti quanto prima possibile. Allo stesso modo mettersi seduti per recitare un mantra e contemporaneamente pensare ad altro, ad esempio, che appena finito, c’è da preparare la cena, non può dare grandi risultati. Oppure, tanto per citare un altro esempio, chi guida l’auto da tanto tempo, non pensa più che deve schiacciare la frizione prima di cambiare le marce, oppure non si rende conto in quale marcia l’auto sta andando, perché ormai l’atto di guidare si è automatizzato. In altre parole, esercitare la consapevolezza della coscienza, significa de-automatizzare tutte quelle cose che facciamo nella vita quotidiana in modo automatico.

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Vipassana

sabato, 31 luglio, 2010 | visite: 3264

La Vipassana è una tecnica tra le più antiche e come quasi tutte le tecniche antiche, anche essa non è catartica. Si tratta di stare semplicemente seduti e osservare il respiro. Non devi eseguire un particolare respiro. Lascia che sia il tuo respiro, così come è. Stai comodamente seduto su un cuscino oppure su una seggiolina per meditazioni. Tieni la schiena e la testa dritta. Gli occhi chiusi. E’ preferibile eseguire la Vipassana lontano dai pasti. Inizia osservando il tuo respiro, come se potessi vederlo, magari puoi anche dargli un colore e immaginarlo come fosse una nuvoletta di fumo. Osserva il momento in cui, mentre inizi a inspirare, il respiro entra nelle tue narici, sfiorandole. Ora accompagnalo mentre scende verso i polmoni… e a un certo punto si ferma. Osserva dove si ferma. Forse all’altezza dell’ombelico… o un po’ più su… o forse in po’ più giù. Non è importante dove, non devi cercare di portarlo più in profondità o da un altra parte. Dopo un po’, il respiro riprende con l’espirazione, perciò non fare il timido… accompagnalo all’uscita… segui tutto il percorso e lascialo libero di andare… altra pausa – non che tu fai una pausa – ma quando il respiro è uscito, per forza di cose, ci sarà una pausa fino a riprendere il ciclo con una nuova espirazione.vipassana 1 Osserva come, durante questo processo di inspirazione-espirazione, i tuoi pensieri arrivano e vanno e talvolta ti dimentichi di osservare il respiro perché ti perdi in qualche pensiero. Non ti allarmare, va benissimo… segui pure quel pensiero e lascialo volare via… poi ritorna al respiro.

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