Libero arbitrio, destino, sincronizzazione, coincidenze…

Quante volte vi sarà capitato di discutere su questi argomenti, spesso facendo leva su quanto letto nei libri di saggezza o talvolta, prendendo spunto da links e discussioni, apparsi ad esempio, su facebook, dove ognuno si identifica nei più svariati punti di vista? Già… il proprio punto di vista… Mi sono chiesto tante volte quale fosse il mio punto di vista, riguardo questi argomenti. Vi sembra semplice avere un punto di vista proprio? Sorrido… sorrido perché mi sto immaginando quante volte nella mia vita ho creduto di seguire un mio punto di vista e poi cambiarlo e sorrido, perché ora vedo, osservo, quante persone sono nello stesso percorso, o meglio dire, nella stessa trappola, pur essendo comunque, tutto naturale per noi esseri umani. Perché parlo in questi termini? Non è sarcasmo e non è offensivo. E’ semplice osservazione. Mi piace chiamarla trappola, perché questa è una condizione che non ci permette la libertà di fiorire, di far uscire il vero essere, pur essendo talvolta necessario cadere in queste trappole, come se ne avessimo bisogno per apprendere determinate lezioni. Viviamo seguendo una corrente, una moda, dei concetti che non sono nostri, anche se pensiamo di averli fatti nostri, anche se pensiamo che ci sta bene così. Per questa ragione la chiamo: trappola!cheese-cheese-mouse-ew-yellow-white-demotivational-poster-1267894387

Quante volte giudichiamo gli altri per aver compiuto azioni che a noi sembrano assurde e impensabili e poi ritrovarci a distanza di tempo a fare le stesse cose. Io ho giudicato, ho criticato e sono stato giudicato e criticato. Va tutto bene, tutto scorre secondo una normale procedura dei fatti. Cosa voglio fare? Perché questo articolo? Non ho nessun obiettivo, non voglio arrivare da nessuna parte e non voglio puntare il dito contro nessuno. Questo articolo è una mia riflessione che sta acquistando sempre più consistenza in questi giorni, mentre cerco di mettere chiarezza sul mio passato, rafforzata anche da alcuni scambi interessanti di opinioni, con i miei amici. Scrivere mi aiuta a mettere in pace la mente, oltre a riscaldarmi il cuore nel condividere, e magari aiuta qualcuno a chiarire se stesso. Non voglio parlare di concetti filosofici, non voglio annoiarvi con giri di parole che non portano da nessuna parte. Voglio parlarvi della mia vita, di me, di ciò che ho vissuto, di ciò che è passato sulla mia pelle e sulla mia anima. Perché continuare a parlare di ciò che è già scritto? Io posso solo parlare di me stesso e della mia esperienza personale. Cosa sono tutti questi concetti scritti da altri, a confronto con la propria personale esperienza? Che senso ha ripetere le stesse esperienze degli altri, solo perché con loro ha funzionato? Non possono funzionare per tutti! Mi viene in mente, ad esempio, che molti genitori vogliono insegnare la vita ai propri figli. E loro? Che vita hanno da insegnare? Forse loro stessi hanno vissuto una vita che è stata inculcata dai loro genitori. E ancora oggi queste sciocchezze si ripetono. Si vuole evitare che i nostri figli facciano gli stessi nostri errori, oppure, vogliamo che i nostri figli facciano i nostri stessi atti eroici!

Quante correnti di pensiero esistono in questo delicato campo: l’educazione dei figli. La stessa parola “educazione” mi sembra una bestemmia! Se penso a come sono stato educato, posso soltanto dire che i miei genitori hanno fatto il meglio che potevano, seguendo le loro conoscenze, le loro esperienze e… le loro emozioni! Emozioni, tutto compreso: Il kit completo! Ma alla fine, che ne è stato? Io sono diventato come loro volevano che fossi, o è stato invece un fallimento? Quanti genitori hanno paura di fallire in questo difficile compito. Non penso sia una questione di fallimento o di successo. Perché qualunque cosa facciamo, prima o poi, i risultati saranno solo quelli che devono essere! Alcuni pensano che un bambino appena nato sia una tabula rasa, un foglio bianco dove ci puoi scrivere quello che vuoi. Pensano che essendo appena nato, il bambino non sa nulla del mondo e quindi si sentono in dovere di insegnargli qualcosa. Mi piace molto osservare i bambini. Quando ero piccolo, talmente piccolo fin dove finiscono i miei ricordi, ricordo che mi sentivo strano, che molte cose mi apparivano stupide e senza senso; gli stessi miei genitori mi apparivano estranei! Un giorno ero molto incavolato con loro! Pensavo che ci fosse stato un errore! Ma purtroppo, essendo nato in casa e non in un ospedale, ogni ipotesi di un eventuale scambio era infondata! Non riesco a dare una spiegazione a quelle sensazioni che avevo. Cosa c’era in me che mi faceva credere di essere nato nel posto sbagliato? Non avevamo ancora la televisione, per fortuna, quindi non ero stato condizionato da quella scatola! In altre parole voglio dire che avevo già delle sensazioni, dei tratti caratteriali che mi permettevano di essere unico e non una tabula rasa. Cosa voglio dire? Voglio dire che ognuno di noi è unico! Non esiste una copia, non esiste una pasta di argilla che i genitori possono modellare attraverso una educazione, così da ottenere un carattere a loro gusto e piacimento. Come lo vuoi il figlio? Alla vaniglia e cioccolato? Al pistacchio? O forse alla fragola!?… Ricordo di una mia conoscente che calcolava quando farsi mettere incinta, perché voleva che i figli nascessero sotto il segno zodiacale da lei preferito!!! Anche io ho un figlio, quindi posso esprimermi in questo campo. Non ho mai pensato di volere un figlio per forza, e non ho mai pensato di NON volerlo. Quando è arrivato, ero felice di questo.

L’amore è un campo molto vasto che spesso esso stesso si confonde con altre forme di emozioni o sentimenti che sono comunque oggetto di amore, anche se appaiono duri da accettare e difficili da comprendere.  C’è una parte della bibbia che racconta un episodio in cui Gesù usò la frusta contro dei commercianti che facevano traffici illeciti. La chiesa evita questo episodio. Esso era un grande gesto di amore! Perché la chiesa lo evita? Cosa ci hanno voluto insegnare con questo? Che l’amore è solo gentilezza? Bontà? Generosità?mercanti Capite perché crediamo di avere dei nostri propri punti di vista? Sono solo condizionamenti, credenze, che diventano i nostri punti di vista. – “Ma a me sta bene così”.- Disse un giorno una mia conoscenza. Ognuno è libero di scegliere quale percorso seguire. Ho notato che in genere, questo tipo di persone è maniaca della perfezione (vedi l’articolo “Tutto è perfetto. Così com’è”), e pensano che sia necessario essere gentili, servili, anche a costo di fingere. Fin qui non vedo niente di nuovo e di diverso da ciò che sono i comunissimi e diffusissimi condizionamenti della stessa società in cui viviamo. Eppure, tutti i problemi di queste persone vengono proprio da questa falsità, dal non essere integri e coerenti con i loro pensieri ed emozioni più intime! Per questo, queste persone non fioriranno mai. Non potranno scoprire l’unicità del loro essere, per quanto continuino a uniformarsi a un condizionamento sociale.

-     Il mondo appartiene a chi osa. La vita  è troppo bella per essere insignificante!

                                                                               Charlie Chaplin.

Sono cresciuto con diverse paure e insicurezze e dire che me le hanno trasmesse i miei genitori, non è del tutto corretto. Forse anche questi tratti facevano parte di quelle caratteristiche primarie che avevo sin dalla nascita o chissà? E’ vero però che a quei tempi si usava spesso spaventare i bambini con racconti di mostri e idiozie del genere solo per avere loro, i genitori, il proprio tornaconto. Guarii totalmente dalla paura del buio quando feci il militare. Sempre da militare iniziai a vedere me stesso per quello che ero e non per quello che mi dicevano che fossi. Il servizio militare è stata per me la prima esperienza in cui vissi un anno lontano dai genitori e dalle solite persone. Questo non significa che il servizio militare sia utile, ma l’utilità, nel mio caso, è stata nel vivere senza i condizionamenti continui dei genitori e delle solite persone, per un periodo sufficiente da poterne distinguere la differenza. Ovviamente i condizionamenti continuano a far parte della nostra vita, sono sempre presenti, ma il fatto di poter cambiare aria, permette di analizzare noi stessi, se lo vogliamo. Spesso alcuni si sposano per andarsene di casa, perché sono stanchi delle influenze dei genitori ma altrettanto spesso capita che il loro matrimonio fallisce perché non era fondato sull’amore e sulla responsabilità. Secondo il concetto della reincarnazione per l’evoluzione dell’anima, noi scegliamo i nostri genitori prima ancora di nascere. E i nostri genitori, anche loro prima della loro nascita, fecero un patto con noi. In questo patto, i genitori ci creano le giuste difficoltà attraverso le quali noi riconosciamo che sono le più adatte per la nostra crescita. Ovviamente nessuno ricorda niente di questo patto ed è come se, una volta arrivati da questa parte, in vita, ognuno recita la propria parte. E’ perfetto! E’ un atto di amore! Ma una volta in vita, subentra il cosiddetto libero arbitrio. – Che cos’è? – Qualcuno crede che in noi esista la totale libertà di poter scegliere cosa fare e che ogni situazione che ci capita nella vita è solo frutto delle nostre scelte. Sono d’accordo solo in parte. Ci sono delle scelte che noi abbiamo fatto prima di nascere, liberamente e ci sono delle scelte che noi facciamo in vita. Sempre liberamente. (Ovviamente si parla sempre per ipotesi – chi può dire che le cose siano andate esattamente così? – ) Così, appena incontriamo le difficoltà che abbiamo programmato con i genitori, di cui si è parlato prima, possiamo scegliere di passare  attraverso o di andarcene via quanto prima, evitandole. Passare attraverso significa comprendere e NON cosa i genitori ci vogliono insegnare, ma cosa dobbiamo comprendere attraverso quella difficoltà. Andare via senza aver compreso, non risolve la situazione. Se ad esempio si hanno problemi con la madre, ci capiteranno compagne di vita con le quali vivremo gli stessi problemi che avevamo con  nostra madre. Può accadere che durante il percorso, si arrivi a comprendere la lezione e come per miracolo, ci accorgiamo di non avere più quei conflitti con la madre (o il padre per le donne) e le relazioni con il partner potranno essere più armoniose.Tuina

Questo è solo un esempio (non è una regola fissa) delle tante varietà di situazioni nei rapporti tra genitori e figli.

Abbiamo parlato di libero arbitrio.

La libertà di poter scegliere la vita che vogliamo, è solo un illusione. Nella vita esistono dei codici da interpretare non delle regole da seguire. Non esiste la responsabilità, i doveri, i diritti. Queste sono tutte invenzioni create dall’uomo con l’intento di poter vivere in armonia nella società, ma questa armonia, oltre a essere falsa, non permette di esprimere veramente quello che pensiamo. Responsabilità significa essere abili a dare un responso. In altre parole, essere capaci di rispondere delle proprie azioni e non di avere dei doveri nei confronti di qualcosa o qualcuno. Queste invenzioni o regole di comportamento, sono solo delle forzature che hanno come risultato quello di creare una maschera, un personaggio, non un individuo. La consapevolezza è l’unica cosa che fa diventare individui e quando c’è consapevolezza, non servono le norme di comportamento. L’unico dovere che abbiamo è quello di trovare una risposta al perché siamo nati. Al perché abbiamo fatto delle scelte. Come l’Oracolo disse a Neo nel film Matrix: –“Tu non sei qui per fare delle scelte. Le scelte le hai già fatte. Sei qui per capire le ragioni di queste scelte”. Questo è il nostro unico dovere. Questa è la nostra unica responsabilità! E abbiamo tutti i diritti di poter trovare queste risposte! Prima di qualunque altra cosa! Tutte le altre cosiddette responsabilità, diritti e doveri, nei confronti della famiglia, i genitori e i figli, il lavoro, la carriera sono solo secondarie  e sono state create dalla società perché ad essa non interessa che tu capisca chi sei! Altrimenti come puoi essere manipolato? Il libero arbitrio è sempre vincolato da quel recinto che è il tuo stesso essere. Non è che un giorno salti il recinto e vai! No, non ti è concesso! Le tue mosse sono sempre in funzione delle mosse degli altri e dei tuoi pensieri e emozioni. Tu non sei solo, ricordalo! La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri.

Lasciatemelo dire: ognuno è perfetto così com’è! Quando tutto quello che sentivi di fare l’hai fatto, quando tutto quello che sentivi di dire l’hai detto, quando hai giudicato e sei stato giudicato, quando hai criticato e sei stato criticato, quando hai pensato di essere meglio degli altri, quando hai pensato che non valevi nulla, quando sei passato attraverso tutte queste cose e rimani con un pugno di mosche, forse, inizierai a capire che eri solo manipolato! Inizierai a capire che ti sentivi vuoto e che stavi solamente cercando di dare un inutile senso alla tua vita.strategie-della-manipolazione-dei-mass-media-L-DDUCzK Ci vuole una profonda comprensione, ricercata, voluta, non facilmente accessibile. Da quel momento inizi a muoverti verso la ricerca di te stesso, è un tuo diritto, ti hanno ingannato per tutta la vita e ora cerchi il riscatto e sai quanto tutto questo, non ha prezzo! Una cosa che facciamo per dare un senso alla vita – ed è la stessa cosa che ho fatto io – è quella di metter su famiglia. A quel punto il gioco è fatto! Ora abbiamo occupato una casellina nella società, abbiamo da lavorare per “mantenere la famiglia”, abbiamo da discutere con la moglie sulle cose da fare, discutiamo su come “educare” i figli, poi ci sono i compiti da fare, i problemi con gli insegnanti, quali amici invitare a cena, le suocere sempre in mezzo che ne sanno più di te “perché loro hanno avuto figli prima di te”. Su, diciamo la verità: queste cose ci fanno sentire vivi, ci fanno sentire parte di questo sistema e oggi va molto di moda dire: “i miei figli sono la mia vita!”. Questa frase sembra una chiave di accesso! Se riesci a dire questa frase, ti senti grande! Chi ti ascolta pensa che sei proprio una grande persona! E così, sull’onda di questo credo, ci sono tanti matrimoni falliti che stanno in piedi solo per restare coerenti a questa frase. Mi spiace, ma non sono affatto d’accordo. I figli sono la loro vita e io sono la mia vita. Non sono e non voglio essere la vita di nessuno e sarebbe un grave reato se la vita di mio figlio fosse la mia! Gianni Morandi ha tanta ragione quando canta: “…amo la vita più che mai, appartiene solo a me, voglio viverla per questo!..” Ma il vuoto interiore è così grande che devi riempirlo con la vita di qualcun altro e con i figli è molto più facile!

-     I tuoi figli non sono figli tuoi,
sono figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo, ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee,
perché essi hanno le loro proprie idee.
Tu puoi dare loro dimora al loro corpo, non alla loro
anima,
perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato entrare, neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere
che essi somiglino a te,
perché la vita non ritorna indietro e non si ferma
a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

                                     Kahlil Gibran

E la nostra vita è fatta delle nostre decisioni e… da quelle degli altri, che spesso coincidono e condizionano le nostre scelte. Da sempre e per sempre, esistono ed esisteranno le coincidenze. Le coincidenze non sono prevedibili e quando hai pianificato la tua giornata o peggio ancora, la tua vita, ecco che arrivano le coincidenze a mandarti tutto all’aria. Ancora una volta, di fronte a una coincidenza, il tuo libero arbitrio ti permette di fare una scelta. Continuare col tuo piano o prendere la nuova opportunità. Attenzione: c’è un’altra trappola! Se scegli l’opportunità, i ben pensanti sono pronti a scagliarsi contro dicendoti che sei un’opportunista! Fanno così credere che essere opportunisti sia una brutta cosa e ti fanno sentire in colpa. Per questo si perdono tante chances. Molto spesso i nostri piani sono scaduti da un pezzo e già iniziano a puzzare, sono diventati obsoleti. E quella vocina che risponde al nome di “responsabilità e dovere” ti dice che devi essere coerente con i tuoi piani. Eppure, se non fosse per quel fatto “accidentale” che scelte avremo potuto fare? Dov’è il nostro libero arbitrio? Possiamo fare delle scelte spesso anche in funzione di altri fatti non voluti e previsti, quindi la libertà totale di scegliere è solo un illusione. Ovviamente, mi sembra palese, dipende sempre da ciò che vogliamo veramente ma, sappiamo davvero ciò che vogliamo? Forse questi fatti “accidentali” li abbiamo comunque creati noi, seppur inconsciamente?il_dubbio__3_picture_800_800

Ho avuto la passione per la tecnica, l’elettricità e l’elettronica già da bambino e così, il mio intento era quello di studiare in questo campo e tutto si svolse secondo questo piano: mi diplomai perito elettrotecnico. All’età di circa 8 – 10 anni mi  sentivo anche attratto dall’occulto, dai poteri della mente, mi  sarebbe tanto piaciuto ipnotizzare la gente. Quando avevo 16 anni capitò una coincidenza, una opportunità: un amico aveva deciso di farsi una cultura su diversi campi e quindi comprò alcuni libri sul kung-fu, il culturismo (l’attuale body-building) e… l’ipnosi. Era tutto preso da questi acquisti che ci mostrò i suoi libri ma, ahimè, era deluso sull’acquisto del libro sull’ipnosi: secondo lui erano solo stupidaggini. Io subito esultai: “me lo presti?”. – “No” – disse lui – “te lo regalo, non me ne faccio niente!”. Non mi sembrava vero! In quel periodo non stavo pensando proprio di comprarmi un libro sull’ipnosi, ma grazie a quella coincidenza, dopo una settimana di esercizi, feci i primi esperimenti di ipnosi con i miei amici e tuttora la utilizzo, a seconda dei casi, nelle mie sessioni terapeutiche.

Ho sempre sognato di avere una casa in campagna e quando fui in età da poter pensare a metter su casa, capitò un’altra coincidenza. Parlando con mio padre, mi disse che avevamo un terreno in campagna, non molto distante dal paese, dove era possibile costruire una casa, ma dovevo fare i conti con mio fratello e le mie sorelle. Loro non erano interessati a quel terreno e fu così che ci accordammo in modo che io potessi avere quel terreno tutto per me. Dopo alcuni anni sorse in quel posto, la mia casa. Ancora però non era definito in me il concetto della ricerca interiore, quello di cui parlo, perciò in  un  primo momento pensavo che vivere in campagna fosse solo un desiderio di stare in tranquillità, all’aria aperta, senza vicini di casa e poter coltivare le verdure e gli ortaggi.  Più tardi diventai consapevole che in campagna è anche più facile meditare. Allora lavoravo come tecnico in un mangimificio, il cui stipendio mi permise di realizzare diverse cose utili ma anche gioie e divertimenti. Realizzai una palestra di body building e feci l’istruttore per dieci anni. In questi anni ero a contatto con persone di tutte le varietà corporee esistenti: sovrappeso, sottopeso, endo ecto e mesomorfo, più tutte le varianti intermedie. Osservavo cosa accomunava le persone della stessa tipologia e notai diverse associazioni tra il loro modo di parlare, di muoversi, di camminare e il modo di rapportarsi con la vita, con la loro costituzione fisica e la postura. La mia conclusione in questo campo fu che esiste una regola che determina un certo equilibrio fra tutte queste componenti messe insieme. Ovvero, una persona che aveva intenzione di dimagrire, non poteva ottenere questo risultato senza modificare nulla degli altri parametri in gioco in questo equilibrio. E la vita mi dà ragione in questo: chi ha perso peso e non l’ha più riacquistato o chi è diventato più robusto e muscoloso, si è ritrovato allo stesso tempo, con un carattere diverso o un diverso modo di concepire la vita. Solitamente, si dice che frequentare una palestra, aiuta ad avere più autostima e fiducia in se stessi. Per questa ragione, posso affermare con autorevolezza, che le diete da sole non funzionano. Si possono avere solo risultati temporanei.

In questi anni di lavoro come istruttore, osservando le associazioni corpo-mente-psiche, concretizzavo che a volte, il body building da solo, non era uno strumento con il quale i miei allievi potevano ottenere i risultati sperati e questo mi faceva sentire alquanto limitato. Sentivo che avrei avuto bisogno di frequentare una scuola specifica, ma che scuola? Capitò così un altra coincidenza. Un giorno ero in sala d’attesa presso il dentista e sfogliavo delle riviste messe a disposizione dei clienti. Fui attratto in modo particolare dalla pubblicità di una scuola di medicina naturale a Bologna. Senza esitazione alcuna, sentii che era la scuola di cui avevo bisogno, presi tutti i dati e feci l’iscrizione. Era un periodo di grande attività: lavoravo al mangimificio facendo i turni settimanali, insegnavo il body building e studiavo a Bologna la medicina naturale. Non pensavo assolutamente di fare il terapeuta, ma decisi di fare quella scuola per conoscenza personale e per capire come risolvere il mio problema di essere magro e gracilino – nonostante mi allenassi duramente – oltre a capire qualcosa sui miei disturbi digestivi e di nervosismo e infine, per poter applicare queste conoscenze, all’insegnamento del body building.

I disturbi digestivi e tanti altri, cessarono solo con l’acquisizione delle nozioni sul funzionamento energetico del corpo umano e ovviamente dopo averne preso coscienza. Perché? Perché la paura e il dubbio derivati dall’ignorare le cause dei disturbi, creano o aumentano i disturbi stessi. La medicina cinese spiega in termini energetici, tutti i collegamenti e le associazioni tra il corpo, la mente e la psiche; i collegamenti e le associazioni tra l’essere umano, le stagioni e l’ambiente nel quale viviamo. Mi sentivo rinascere e molto più rilassato, queste nuove conoscenze stavano dando vita a un qualcosa che esisteva già in me allo stato dormiente. Era però importante, per una più profonda comprensione, mettere in pratica su me stesso, quanto stavo imparando. Ho provato sul mio corpo diversi tipi di alimentazione, digiuni, tisane e decotti. E mentre mi addentravo sempre più in questo nuovo mondo, sia con la pratica su me stesso, che su qualche volontario, sentivo che lavorare come dipendente era un grosso ostacolo alla conoscenza di me stesso, oltre a essere una fonte di stress non indifferente. Finito di frequentare la scuola di medicina naturale, decisi di dare le dimissioni dal mangimificio. Fu una decisione che sentivo dentro da molto tempo, ma le cosiddette vocine “responsabilità e dovere” mi dicevano di non farlo. Tutti i grandi maestri dicono: – Segui la via del cuore! – Ma come fare a distinguere la voce del cuore da quella della mente? Trovai un metodo: se pensavo a come mi sarei sentito senza dover andare più a lavorare, mi veniva una sorta di eccitazione, di entusiasmo; una forte energia mi attraversava tutto il corpo. Se invece davo importanza alla “responsabilità e dovere”, mi sentivo mancare!    – Libero arbitrio?… Libertà di scegliere?… sì, certo… è possibile sempre! In questo caso?… A voi la scelta! La mia scelta non poteva essere che quella!

                                               La scelta c’è dove c’è confusione.

-     Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione. Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

                                                                               Jiddu Krishnamurti   582-2154_pillole

Seguì un duro periodo dal lato economico, ma ero molto sereno per cui non me ne importava nulla, anche perché comunque avevo il necessario. La fase successiva è stata quella di chiudere la palestra. Non mi sentivo più in sintonia col body building, soprattutto inteso come sport agonistico e come attività finalizzata esclusivamente al narcisismo. Inoltre, la maggior parte degli allievi, avevano continuamente bisogno di essere stimolati e incoraggiati. Per questo nascono continuamente nuovi modelli, con nomi sempre più fantasiosi, pur di stimolare le menti sempre assettate di novità (aerobica, step, pilates, body sculpture, fitness – che gira e rigira è sempre la stessa cosa); potevo contare solamente su una decina di allievi che avevano veramente compreso il senso. Le altre palestre infatti, per sopravvivere, dovevano aggiornarsi in continuazione inserendo nei loro servizi, giochini nuovi e sempre diversi così da catturare l’attenzione della gente, ma il viaggio che avevo appena intrapreso, mi stava portando in tutt’altra direzione.

– Dimissionario da un buon lavoro con ottimo stipendio, chiusura di un’avviatissima palestra di body building… Roba da pazzi!!! Però in compenso ero più sereno e inoltre, avevo tempo per me stesso! Eppure, se guardiamo la storia dei più grandi maestri, troviamo in comune, che tutti erano pervasi da una leggera follia! Forse Gesù, Buddha o Osho erano più sani di mente? Eppure questi uomini sono degli importanti punti di riferimento, per quanti decidono di intraprendere il viaggio abbandonandosi al fiume della vita.

Pensavo a quale sarebbe stato il mio futuro, la mia nuova professione, da cosa avrei dovuto campare, insomma. Non ho mai voluto accettare compromessi: o avrei fatto un lavoro in sintonia col mio essere o ero pronto a vivere con nulla. La casa c’era e c’era pure un grande pezzo di terra da coltivare, male che andasse, avrei potuto campare coltivando e mangiando patate! Se non avessi avuto i soldi per pagare l’energia elettrica, ero persino pronto a costruirmi un generatore eolico. In quella campagna vento ce n’è… forse anche troppo! Gli scienziati dicono  che quella zona della Sardegna è una delle più ventose d’Europa.

Lavorare con la gente mi piaceva e mi dava tante soddisfazioni, oltre a trovare io stesso tanti spunti per crescere e conoscermi. Iniziai a fare sessioni terapeutiche quasi per gioco, ma spesso capitava. Gli introiti economici non erano paragonabili a uno stipendio, ma la soddisfazione era quintuplicata. Mi sono detto tante volte, che l’ideale sarebbe stato avere un lavoro fisso part-time la mattina, e il pomeriggio libero per eventuali terapie. Un lavoro che non impegnasse troppo la mente, anzi rilassante e distraente, sotto certi aspetti. Quando ero militare, avevo un incarico come motorista gruppi elettrogeni, ma in quel periodo occorrevano autisti. Io avevo già la patente B da civile e quindi mi chiesero se volevo ottenere le patenti C e D. Sinceramente non ero molto interessato e avevo anche paura a guidare quei grossi mezzi, ma accettai, sotto l’insistenza del maresciallo: – “Prendila, non si sa mai nella vita”! -  Guidare i pullman mi piaceva moltissimo! Mi sentivo il padrone della strada, oltre ad acquisire maggiore fiducia in me stesso! Fu così che dopo circa 18 anni che non toccavo un pullman, pensai cha avrei potuto fare l’autista. Dopo pochissimo tempo che realizzai questa idea, capitò l’ennesima coincidenza! Andai a trovare un amico che fa impianti di aria condizionata su appartamenti e mezzi pesanti. C’erano dei pullman parcheggiati nel suo piazzale e, incuriosito, chiesi chi fosse il proprietario. – “Vuoi lavorare in quell’azienda?” – mi chiese. Io: – “ Magari!” – “Faccio una telefonata e chiedo se hanno bisogno di un autista” – “Ok, ma chiedi se per loro va bene un autista part-time”. Chiama in mia presenza e con stupore, loro avevano proprio bisogno di un autista part-time! Fissai un appuntamento e dopo due giorni, stavo guidando i pullman! Attività che ho portato avanti per nove anni.

Piano piano, si stava aprendo uno scenario che corrispondeva sempre più a quanto sognavo e desideravo. Oltre alla casa, nello stesso terreno, avevo costruito un capannone di 200 mq con copertura in legno e struttura portante in capriate, sempre di legno, che realizzai da solo, con le mie mani. Il posto ideale per ricavare un centro di meditazioni e terapie. Non ero molto sicuro di questo progetto, non volevo fosse solo un capriccio dell’ego. D’altronde, un progetto del genere fa parte di quelle cose che vanno fatte in sintonia con un profondo sentire e io non percepivo con chiarezza di essere pronto e se la gente, in quel posto, fosse pronta per meditare. Durante la costruzione dei muri del capannone, accadde un fatto strano, che secondo me, è stata un’altra coincidenza per farmi capire qualcosa. I muri erano finiti da tanto tempo, mancavano però i pilastri agli angoli e lungo il perimetro (uno ogni 5 metri), ma la muratura era abbastanza robusta da stare comunque in piedi. Ed è stata in piedi in quelle condizioni, per diversi anni… finché un giorno, un forte vento da levante, mi buttò giù 4 porzioni di muro!!! – “Ok!” – Dissi a me stesso. – “ Il capannone non s’ha da fare!” O forse, non era da fare per essere destinato a quel progetto? Oppure, mancavano “i pilastri” nella mia struttura interiore?Cercavo di stare sempre attento ai segnali delle coincidenze.matrimonio(2)

Nel mentre decisi di formare una famiglia e quindi mi sposai. Non era un matrimonio, era un accordo. Non era un accordo. Era un disaccordo! Lei aveva già un figlio di 4 anni, autistico… bellissimo! Volevo sentirmi utile, volevo mettere in pratica le conoscenze sulla medicina naturale, le meditazioni e vivere un esperienza di questo tipo, mi faceva sentire all’altezza della situazione. Insomma, un modo per sentirmi vivo e virtuoso. Col bambino c’era una grande intesa, potevo ottenere con lui cose che per la madre non erano possibili: ad esempio farsi mettere le scarpe! Chi sa come sono le persone autistiche, possono comprendere quello che sto dicendo. Gli autistici sono molto sensibili e intelligenti. Percepiscono gli stati d’animo, i pensieri e le emozioni di chi sta loro vicino. Spesso, è come se loro non avessero uno stato d’animo proprio, ma vivessero solo in funzione dell’umore degli altri e in questo caso, dell’umore della madre, come è naturale che sia, essendo più profondamente connesso. Secondo me, creare nell’ambiente familiare un clima sereno e di fiducia, non solo è la base della convivenza per chiunque, ma per gli autistici  e nella mia situazione, ancor di più.

F., come la maggior parte dei bambini, beveva tanto latte, ma a causa del suo forte stato emotivo, in associazione al latte, spesso aveva la pancia gonfia. Soffriva di convulsioni circa una volta al mese e in quelle circostanze, rischiava di morire soffocato perché inghiottiva la lingua. Il mio primo intervento è stato quello di eliminare totalmente il latte e dal giorno, le convulsioni furono solo un brutto ricordo. La convivenza con F., per me non è mai stato un problema, ma lo era invece con la madre. Il troppo storpia e in questo caso, l’apprensione della madre era eccessiva – anche se comprensibile – la mancanza di fiducia rasentava l’impossibile, la paura della vita, del futuro e l’attaccamento alle cose che secondo lei davano sicurezza, erano oltre le mie capacità di contenerle. E quando le mie capacità avevano toccato il limite massimo, saltavano fuori i miei lati anti-virtuosi! La casa in campagna è il posto adatto per un bambino autistico, ma la madre non amava la campagna e non aveva fiducia nell’esistenza, vedeva pericoli dappertutto e col suo modo di fare, metteva in crisi il delicato equilibrio che avevo raggiunto con anni di sacrifici, vanificando il mio tentativo di creare un ambiente di serenità! Per le stesse ragioni, se avevo un appuntamento terapeutico al pomeriggio, oppure semplicemente avevo bisogno di andare dal barbiere, erano discussioni! La mia vita era abbastanza casalinga: non andavo al bar e tantomeno uscivo per incontrare gli amici. Mi piaceva stare in casa, mi rendevo utile, mi piaceva cucinare e amavo coltivare diversi hobby, oltre e soprattutto al fatto che c’erano diversi urgenti lavori da fare per completare la casa, mai finita! Eppure, nonostante tutto, incontravo parecchie difficoltà anche per questo! Se uscivo, non andava bene; se stavo in casa a fare lavori indispensabili, non andava bene! In poche parole, non era semplice per me, essere sereno. Ed era semplice ancora meno, soprattutto perché le mie idee non incontravano l’approvazione ne sua e tantomeno quella dei suoi familiari, (stessa pasta, stesso brodo) nonostante da quelle idee e con quelle idee, aiutavo tanta gente, F. compreso! Con questo non voglio dire che io ero l’unica persona nella giusta via. Ognuno ha le sue ragioni di essere quello che è. Non voglio accusare nessuno, ma nessuno è responsabile dei problemi altrui. E’ luogo molto comune, dove c’è scarsa autostima, fare del vittimismo, come è luogo comune, tentare di riportare al buio chi invece sta andando verso la luce! Poi i parenti che si intromettono…!!! Sai Baba disse: “ Cercati il critico peggiore e costruisci una casa per lui, nel tuo giardino!”  E proprio identificandomi in questa frase di Sai Baba, che decisi di essere masochista, convincendomi seriamente, di avere bisogno di una persona molto critica per rinforzare il mio equilibrio… e così ancora una volta, le coincidenze della vita, accontentarono la mia richiesta! Questo è un esempio di come noi siamo responsabili della nostra vita. Tutti. Ma non tutti sono consapevoli del loro dialogo interiore…

La serenità può essere disturbata facilmente, se essa non ha raggiunto la profondità del nostro essere. Ed era proprio il mio caso. Mi resi conto dopo qualche anno di convivenza, che continuando di quel passo, non sarei riuscito a riprendermi il mio equilibrio, soprattutto in funzione del fatto che i “disturbi” erano senza tregua e la mia energia era diventata quasi nulla! Gli unici momenti di pace che avevo, erano quando guidavo. Se qualche volta, in casa, riuscivo a stare sereno nonostante tutto intorno "appariva”  allarmante, venivo  accusato di essere menefreghista e insensibile! Che fare? Eppure le difficoltà si superano quando si rimane sereni e non quando si è preoccupati. Ma a molte gente piace preoccuparsi, così mostrano di essere persone sensibili ai problemi!… Sensibili a riceverli, ma non certo a risolverli! Sembra che quando si è preoccupati, si riesce a essere più accettati dagli altri oltre a succhiare energia a chi sta intorno. images 001

Comunque – il matrimonio è fatto e ora bisogna tenere fede alle promesse, andare avanti a tutti i costi e cercare di superare insieme le difficoltà, nella gioia e nel dolore; nella salute e nella malattia… belle parole! Secondo me ci vuole chiarezza e un sogno in comune, se si vuole raggiungere un obiettivo. Il rispetto reciproco non è quello che succede quando non ci si dicono le parolacce a vicenda, ma quando l’altro viene accettato così come è. In questo essere “così com’è” non è però compreso poter sconfinare limitando la libertà dell’altro, specialmente quando l’altro, sta semplicemente “respirando”!!! Non ero totalmente consapevole delle difficoltà a cui sarei andato incontro, seguendo il suggerimento di Sai Baba!!! Prima di sposarmi, avevo i dovuti dubbi, ma sapevo e mi piaceva sapere, che l’esistenza ti mette sempre a fianco della persona che è meglio per te in quel momento. Così cercavo di capire cosa avevo da imparare da questa situazione? Ovviamente l’attrazione c’era e mi piaceva pure stare con lei, ma c’erano tante cose che all’inizio non mi erano chiare. Sentivo che dovevo vivere questa storia fino in fondo. La visione di me stesso e di cosa avevo bisogno per esprimere i miei sentimenti più nobili, erano confusi da ciò che sapevo come delle verità, ma che ancora non avevo veramente realizzato in me stesso. Tutto quello che crediamo nella vita,  piano piano prende forma e accade. Tutto quello che ci accade deriva  dai nostri pensieri e dalle nostre credenze. I pensieri possono essere cambiati, ma ci sono delle sensazioni, delle emozioni che ci portiamo appresso dalla nascita – e altre che arrivano strada facendo – che devono essere vissute. E devo dire che le emozioni sono più potenti dei pensieri. Le emozioni fanno accadere la nostra vita. Per questo credo che noi possiamo essere solo ciò che siamo, non altri. Non credo nel destino ma credo nei potenziali. Abbiamo dei potenziali già stabiliti fin dalla nascita e probabilmente anche prima della nascita. Un buon astrologo vede i potenziali, non il destino e il futuro. Queste cose non esistono! Possiamo sviluppare il nostro potenziale quanto prima, come potremmo non svilupparlo mai.

E quindi, seguendo l’unicità dei miei pensieri, man mano prendevano forma delle credenze, rafforzate ancor di più dai fatti che accadevano come conseguenza. Quindi pensavo che se avessi avuto bisogno di una persona a fianco che mi creasse delle difficoltà, sarei diventato più forte, oltre a contribuire e aiutare l’altra persona, al conseguimento del suo equilibrio.  Cioè un aiuto reciproco, una simbiosi. E così dovrebbe essere una coppia. Non ho mai preso decisioni a favore ne contro questa relazione. Mi stava bene, anche se non mi sentivo nella condizione ideale; lasciavo scorrere, senza forzare e senza cedere. Durante una meditazione cercai una risposta su cosa dovevo fare, se era il caso di interrompere questa relazione. Mi arrivò una risposta che mi lasciò sorpreso e senza commenti: “Non ancora!” Dopo qualche anno, nacque mio figlio M. Arrivò in un periodo di serenità. Eravamo aperti, non c’era una richiesta specifica di avere un figlio, ma non eravamo neppure contrari.

Tutti i giorni, tranne il lunedì, andavo al lavoro: guidare un bus per circa 4 ore. Mi alzavo alle 4 del mattino e quasi sempre dormivo solo 4 – 5 ore per notte. Aggiungevo un altra oretta o due, quando mi era possibile, dopo pranzo. Avevo tante cose da fare e non potevo permettermi di pagare nessuno! Quindi facevo tutto da solo, oltre al fatto che fare lavoretti mi piaceva. Avevo da finire il tetto alla casa, era settembre e già le prime piogge stavano arrivando e parecchia acqua entrava dentro casa. Non avevo energie, ma me le inventavo! Un giorno caddi persino dal tetto in costruzione e rimasi appeso a un longherone! Era lampante che il lunedì, il mio giorno di riposo, pianificavo di portare avanti un bel po’ di lavori. Invece, proprio il lunedì, arrivavano delle richieste della moglie, spesso infondate – almeno per me e per la situazione -  del tipo: “andiamo a trovare mia madre”. (a 130 km di distanza!… mentre la casa faceva acqua)! A volte, durante una delle mie solite giornate affaccendate, se entravo e uscivo ripetutamente per prendere degli attrezzi o del materiale, venivo rimproverato che sporcavo il pavimento! Ogni volta ce n’era una diversa! Non ne potevo più! Il mio sistema nervoso era a pezzi e ormai, i fatti erano uno la conseguenza dell’altro e io certamente non ero un santo!

Decisi di giocare la mia ultima carta: il consultorio familiare. Andai prima da solo a esporre la situazione e poi insieme. Il verdetto dello psicologo era chiaro: “Cosa state assieme a fare?” – “Perché abbiamo un figlio”. – disse lei. – “No signora, non è perché si ha un figlio che si deve stare insieme”. Dopo 5 sedute eravamo punto e a capo. Da quel giorno mi sentii perso e rassegnato. Il tempo non cambiava la situazione. Tutto era in stallo. Lavoravo, pagavo le rate alla banca, si faceva la spesa, e poi… nulla, nessuna soddisfazione, solo a disposizione degli altri. Sentivo dei potenziali in me che aspettavano solo di uscire fuori. Non trovavo una soluzione… finché un giorno…

                                                        FINE PRIMA PARTE

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