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Meditazioni

domenica, 20 settembre, 2009 | visite: 4319

 

Chiamiamo "meditazioni", per semplicità, le tecniche che conducono alla meditazione. Come ho spiegato prima, la meditazione non è una cosa che si fa, ma che accade. Che cosa si prova quando si è in meditazione? Come riconoscere quando si è in uno stato meditativo? Ci sono alcuni parametri, che secondo me sono fondamentali per poter riconoscere questa condizione: prima di tutto, la consapevolezza e lo stato meditativo coincidono. Tuttavia mi sento di dire che la meditazione aiuta la consapevolezza a crescere. E’ come dire che, quando lavoro, guadagno dei soldi e questi soldi aiutano a far crescere il mio conto in banca. Allo stesso modo, lavorando su noi stessi, praticando tecniche di meditazione, raggiungiamo uno stato meditativo e questo, aiuta a far crescere la nostra consapevolezza. Quindi le tecniche sono uno strumento, un mezzo, una via. Posso prendere il treno se ho bisogno di spostarmi da A a B, ma una volta arrivato a B, non ho più bisogno del treno. Spesso ci si attacca troppo alle tecniche. La meditazione è una medicina per l’anima e come tutte le medicine, va presa quando ce n’è bisogno. Quando una tecnica ha dato i suoi frutti, abbandonala. Premetto che non amo le tecniche statiche tipo stare seduti in silenzio in posizioni scomode o tecniche tipo lo Yoga. yoga folle!!!

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Tecniche di meditazione dinamiche

lunedì, 15 marzo, 2010 | visite: 2824

Il corpo e la mente sono i due piatti opposti della stessa bilancia. I pensieri e le emozioni si somatizzano nel corpo. La mente, che non è il cervello, è un contenitore astratto nel quale vengono depositati tutti i nostri credo, i concetti, i condizionamenti, la cultura, i titoli di studio e tutto quello che proviene dai 5 sensi. Queste cose non hanno nulla a che fare con il nostro essere. Tutto questo è utile alla nostra sopravvivenza, tuttavia può essere la causa dei nostri mali, soprattutto quando si segue una linea di condotta che non è in sintonia con ciò che è sempre esistito dentro di noi. Quando non conosciamo cosa c’è dentro di noi, tendiamo naturalmente a crearci una identità, accumulando questo e quello per poi identificarci totalmente e poter dire: Io sono così, così e così… faccio questo, questo e quello…  Col passare degli anni, la nostra identificazione si rafforza e, pur di mantenere la posizione raggiunta, spesso entriamo in conflitto con diversi aspetti di noi stessi, creando delle vere e proprie somatizzazioni sul corpo facendolo infine ammalare.personalit? Per chi non avesse già letto gli altri post sotto la voce: il corpo, raccomando di leggere prima quella parte, per una migliore comprensione di questo argomento. Il corpo, grande magia del creatore, ragiona sempre in termini di sopravvivenza.

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Dinamica

venerdì, 26 marzo, 2010 | visite: 3208

Ovviamente, non essendo io il creatore di questa tecnica, non farò altro che riportare quanto è possibile trovare in qualunque libro o sito dove si parla delle meditazioni di Osho. Nel sito www.osho.com, oltre a trovare brevi filmati che illustrano come eseguire questa meditazione e le più conosciute create da Osho, è possibile trovare anche  tante curiosità interessanti per cui vale la pena visitarlo. Prima di tutto è bene specificare che, per poter eseguire questa tecnica, è necessario essere in possesso della musica adatta, sia perché è prevista una durata di un ora divisa in 5 stadi e sia perché ogni stadio ha un percorso ben preciso, scandito dalla musica. Si esegue al mattino appena alzati, a digiuno, possibilmente intorno alle 7.00. Perché al mattino e a digiuno? Solitamente la mattina siamo un po’ refrattari a cominciare la giornata e la nostra energia è molta bassa, ragion per cui, molti di noi ha l’abitudine di prendere un caffè. Nella medicina cinese, il mattino rientra nella porzione della giornata corrispondente al fegato e anche iniziare la giornata, un attività, muovere i muscoli, sono attribuiti al fegato. Quindi, per certi versi è come andare controcorrente! E’ necessario una grande spinta iniziale, per questo suggerisco di farlo in gruppo, così uno trascina l’altro. Il motivo per cui si fa a digiuno, invece, è semplicemente dovuto al fatto che si potrebbero avere problemi digestivi. Superate le prime difficoltà nel primo stadio, una volta scaldati, si arriva con fatica alla fine dell’ora, ma i risultati che ne conseguono non hanno prezzo!

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Kundalini

martedì, 30 marzo, 2010 | visite: 2841

Questa tecnica si svolge intorno alle 18.00 – 19.00 quando si sta chiudendo una giornata di attività meditativa o dopo il lavoro. E’ molto bella, divertente, non tanto faticosa quanto la dinamica ma efficace. Anche qui necessita l’uso della musica. Quattro stadi di 15 minuti ciascuno. Eseguire questa tecnica al meglio significa semplicemente danzare, seguire la musica come in discoteca, lasciandosi trasportare totalmente. Io la trovo molto efficace soprattutto quando l’impianto hi-fi è di ottima qualità e il volume abbastanza alto da farti vibrare la pancia e mettere in moto l’adrenalina!

Primo stadio – In piedi, occhi chiusi, ascolta la musica che inizia con un ritmato crescendo. Non iniziare a muoverti senza prima aver sentito di farlo. Lascia che la musica ti prenda. Se sei bloccato, assecondala leggermente iniziando a muovere le ginocchia, poi pian piano tutto il corpo inizierà a scuotersi. Lascia le braccia rilassate e permettine lo scuotimento. Tieni il bacino rilassato e scuotilo insieme al movimento delle gambe. Diventa uno scuotimento totale, abbandonati e non aver paura di urtare qualcuno: tutto è energia! Se qualcuno ti urta, non essere negativo ma trasformane l’energia. Un colpo di gong segna la fine del primo stadio.

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Vipassana

sabato, 31 luglio, 2010 | visite: 3445

La Vipassana è una tecnica tra le più antiche e come quasi tutte le tecniche antiche, anche essa non è catartica. Si tratta di stare semplicemente seduti e osservare il respiro. Non devi eseguire un particolare respiro. Lascia che sia il tuo respiro, così come è. Stai comodamente seduto su un cuscino oppure su una seggiolina per meditazioni. Tieni la schiena e la testa dritta. Gli occhi chiusi. E’ preferibile eseguire la Vipassana lontano dai pasti. Inizia osservando il tuo respiro, come se potessi vederlo, magari puoi anche dargli un colore e immaginarlo come fosse una nuvoletta di fumo. Osserva il momento in cui, mentre inizi a inspirare, il respiro entra nelle tue narici, sfiorandole. Ora accompagnalo mentre scende verso i polmoni… e a un certo punto si ferma. Osserva dove si ferma. Forse all’altezza dell’ombelico… o un po’ più su… o forse in po’ più giù. Non è importante dove, non devi cercare di portarlo più in profondità o da un altra parte. Dopo un po’, il respiro riprende con l’espirazione, perciò non fare il timido… accompagnalo all’uscita… segui tutto il percorso e lascialo libero di andare… altra pausa – non che tu fai una pausa – ma quando il respiro è uscito, per forza di cose, ci sarà una pausa fino a riprendere il ciclo con una nuova espirazione.vipassana 1 Osserva come, durante questo processo di inspirazione-espirazione, i tuoi pensieri arrivano e vanno e talvolta ti dimentichi di osservare il respiro perché ti perdi in qualche pensiero. Non ti allarmare, va benissimo… segui pure quel pensiero e lascialo volare via… poi ritorna al respiro.

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